La storia di Como: dalla romana Novum Comum alla città della seta

Prima di essere una cartolina sul lago, Como è stata una colonia romana, un libero comune ribelle, un cantiere di maestri scalpellini e, per quasi due secoli, la capitale italiana della seta. La sua storia attraversa Giulio Cesare, due dei più grandi scrittori dell’antichità, una guerra decennale con Milano e alcune delle più belle chiese del nord Italia. Ecco un racconto agile di come la città è diventata quella che cammini oggi — e perché la sua tradizione viva, quella della tavola, si impara meglio con le mani in pasta che in un museo.

Il Broletto medievale nel centro storico di Como, Lago di Como
Maurizio Moro5153 · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Novum Comum: la città di Giulio Cesare

Sull’estremità del ramo occidentale del lago esisteva un abitato già in epoca preromana, legato alle popolazioni dei Golasecca e poi dei Galli. Furono però i Romani a dargli una forma urbana. Nel 59 a.C. Giulio Cesare rifondò la città come Novum Comum, una colonia pianificata sul tipico schema a scacchiera: è quella griglia regolare di vie che ancora oggi disegna il centro storico, racchiuso nelle mura. Cammina dentro la città murata e stai camminando, in pratica, dentro la pianta romana.

La posizione non era casuale. Como sorgeva su una via di passaggio verso i valichi alpini, con il lago come autostrada d’acqua verso il nord. Commercio, scambio, transito: il DNA mercantile della città è antico quanto le sue mura.

I due Plinio, figli di Como

Pochi luoghi possono vantare due autori così importanti nati tra le proprie case. Plinio il Vecchio (23/24–79 d.C.), naturalista e autore della monumentale Naturalis Historia, morì osservando troppo da vicino l’eruzione del Vesuvio. Suo nipote e figlio adottivo, Plinio il Giovane, ci ha lasciato lettere che sono ancora oggi una finestra preziosa sul mondo romano — comprese le celebri pagine sull’eruzione del 79 e descrizioni affettuose delle sue ville sul Lario. Como li ricorda con orgoglio: le loro statue vegliano sulla facciata del Duomo, caso più unico che raro di scrittori pagani su una cattedrale cristiana.

Il libero comune e la guerra con Milano

Caduto l’impero, Como passò attraverso longobardi e franchi, ma la svolta arrivò nel Medioevo, quando divenne un libero comune: una città-stato che si governava da sé. L’orgoglio cittadino la portò allo scontro con la potente vicina. La Guerra dei Dieci Anni (1118–1127) vide Como combattere contro Milano per il controllo dei traffici sul lago; la città fu infine sconfitta e in gran parte distrutta. Per rivincita, Como si schierò con l’imperatore Federico Barbarossa contro Milano nei decenni successivi.

Da quelle vicende restano segni tangibili: le torri e le porte medievali, come la Porta Torre, che ancora oggi presidiano l’ingresso alla città murata. È storia che si tocca passeggiando.

I Maestri Comacini e la pietra romanica

Dal territorio comasco e dei laghi vicini proveniva una corporazione di costruttori e scalpellini leggendaria nel Medioevo: i Maestri Comacini. Architetti e tagliapietre itineranti, lavorarono in mezza Europa e portarono ovunque la maestria nella pietra. Il loro capolavoro comasco è la Basilica di Sant’Abbondio, gioiello romanico dell’XI secolo a cinque navate, consacrata nel 1095: severa, alta, con due campanili gemelli e un ciclo di affreschi trecenteschi nell’abside. È fuori dal flusso turistico ed è proprio per questo che vale la deviazione.

  • Sant’Abbondio — romanico puro dell’XI secolo, cinque navate, affreschi medievali.
  • Basilica di San Fedele — nel cuore del centro, su una piazza che fu il foro romano e ancora ospita il mercato.
  • Porta Torre e le mura — la cinta medievale che racchiude la pianta romana.
  • I Maestri Comacini — la scuola di scalpellini che esportò il romanico in tutta Europa.

Il Duomo: cinque secoli in una facciata

Il Duomo di Como, dedicato a Santa Maria Assunta, è uno dei pochi edifici dove si legge il passaggio dal gotico al Rinascimento in un solo colpo d’occhio. La costruzione iniziò alla fine del Trecento e proseguì per secoli: la facciata è tardogotica, finemente scolpita; i fianchi e l’interno virano verso il Rinascimento; e la grande cupola settecentesca, opera di Filippo Juvarra, chiude l’insieme. Da non perdere, all’interno, gli arazzi e i due Plinio sulla facciata. Il Broletto medievale a strisce bianche, grigie e rosa, accanto al Duomo, completa una delle piazze più belle del lago.

La città della seta

L’ultima grande trasformazione è ottocentesca. Già dal Settecento la lavorazione della seta cresceva in città; nell’Ottocento divenne il motore economico di Como, che si affermò come capitale italiana della seta. Filande, tessiture e tintorie diedero lavoro a generazioni e fornirono tessuti pregiati alle case di moda di mezzo mondo — un primato in buona parte ancora vivo oggi. È a questa stagione che si deve il Museo della Seta, dove macchinari, telai e campionari raccontano il mestiere. La seta spiega anche l’eleganza un po’ sofisticata della città: Como è da sempre un luogo di artigiani e di gusto.

In breve

  • 59 a.C.: Giulio Cesare rifonda la città come Novum Comum, sulla griglia che è ancora il centro storico.
  • Como è patria di Plinio il Vecchio e Plinio il Giovane, ricordati sulla facciata del Duomo.
  • Libero comune medievale, combatté la Guerra dei Dieci Anni con Milano (1118–1127).
  • I Maestri Comacini e la Basilica di Sant’Abbondio (1095) segnano l’età romanica.
  • Il Duomo unisce tardogotico e Rinascimento; l’Ottocento fa di Como la città della seta.

Una tradizione che si impara con le mani

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